• Sab. Apr 20th, 2024

SPORT: LA SCUOLA DEL GRANDE CALCIO PER UNA SETTIMANA A LIGNANO SABBIADORO (UD) AL VILLAGGIO TURISTICO GE.TUR.

PIERINO PRATI, IL GOLEADOR DEL MILAN NELLE COPPE, CON 105 ASPIRANTI CALCIATORI DELLA SOCIETA’ ROSSONERA, PER IL SECONDO ANNO HA ORGANIZZATO IL CAMP NELLA PINETA LIGNANESE
Ha scelto in questi giorni Lignano Sabbiadoro (UD) il campione di calcio degli anni ’60 e ’70 Pierino Prati, per svolgere un camp per ragazzi dai 7 ai 16 anni, al quale partecipano, fino a sabato, 105 giovanissimi aspiranti calciatori, provenienti da tutto il mondo. Il goleador del Milan e della Roma, che con i colori rossoneri di ‘Paron’ Rocco, nel 1968 segnò a Madrid contro l’Aiax di Cruijff un ‘tripletta’ di goal la quale valse alla squadra lombarda la Coppa dei Campioni, e a Prati il record tuttora imbattuto delle tre reti in un solo incontro internazionale, ha scelto il Villaggio Turistico Ge.Tur. per organizzare uno dei camp rivolti ai potenziali futuri campioni. Prati da dodici anni è il supervisore delle scuole di calcio del Milan. E dallo scorso anno ha scelto il Villaggio lignanese, per impostare con i ragazzini provenienti tra l’altro dal Messico, dal Brasile, dall’Ucraina, da buona parte del continente, un progetto di formazione e avvicinamento allo sport che tiene conto dei valori dei quali era intriso il mondo del calcio, e dello sport in generale, all’epoca dei suoi grandi successi. “Ho scelto Lignano e la mia decisione è stata confortata dall’incremento delle richieste di partecipazione – spiega Prati suffragato dal lungo elenco di ragazzini da tutto il mondo che sono rimasti esclusi dal camp. “Si tratta di una località, e di una struttura – ha aggiunto riferendosi al Villaggio Ge.Tur. – che si pone molto bene per il nostro tipo di lavoro: una location molto bella in mezzo alla pineta, nel verde che ci permette anche di affrontare la calura”. Il camp si articola su una parte ludica, che occupa l’intera mattinata dei ragazzi, i quali, suddivisi in gruppi, sono impegnati nell’allenamento tecnico: debbono raggiungere delle stazioni disseminate nel parco del Villaggio, e cimentarsi nei giochi che trovano sul posto. Nel pomeriggio, racconta Prati – “si confrontano in tornei suddivisi per età; sono raggruppati in formazioni che selezioniamo già la domenica, quando essi arrivano al camp, e, in campo, ciascuno di loro sceglie di chiamarsi come uno dei giocatori del Milan”. Si crea così a mo’ di gioco un’atmosfera da piccoli campioni. Che si debbono gestire da soli. In campo, e nei campetti di allenamento per i più piccini, è lasciata loro la libertà di gestirsi autonomamente, e di poter dimostrare le proprie capacità. “I bimbi, nel calcio come negli altri sport – aggiunge Prati – non possono essere ‘telecomandati’ ed eseguire semplicemente gli ordini che vengono loro impartiti dalla panchina; ma debbono imparare a gestire tutte le situazioni: non si punta tanto alla qualità dell’esecuzione, che anche i professionisti possono sbagliare, ma alla espressione del calcio da parte dei ragazzi”. In questo modo Prati è in grado di selezionare i calciatori del futuro da avviare alle squadre giovanili del Milan, e forse a una carriera brillante. E’ questo l’aspetto dell’incarico che appassiona maggiormente Prati. E che lo ha spinto, dodici anni fa, ad abbandonare il ruolo di allenatore che ricopriva negli Stati Uniti per dedicarsi alle giovanili, e in particolare a questo settore del vivaio del Milan, la squadra alla quale ha regalato il successo nella Coppa dei Campioni. “I bimbi di oggi – specifica – vogliono apprendere, e ti trasmettono allegria e felicità; e questo camp non può certo rappresentare una fabbrica di illusioni per i bimbi, se si tiene conto che in media uno ogni 37 mila dei ragazzi che ci prova diviene poi professionista”. Un esempio dei più fortunati è il diciotenne ghanese, Boateng Kingsley, ha già giocato nella prima squadra del Milan e proviene da questi camp. Cos’è cambiato nel calcio e nello sport dagli anni 60 a oggi? Per Pierino Prati troppi allenamenti preparati, troppi schemi suggeriti tolgono creatività e forse annullano la vera stoffa dei ragazzi. “Allora – racconta Prati – l’allenamento ce lo facevamo noi: andavamo tre ore al giorno in campo e si giocava. Un vantaggio che hanno i ragazzi di oggi rispetto a quelli del passato è il poter imparare la tecnica alla televisione. Ciononostante, più di qualcuno dei possibili talenti di oggi è certamente stato soffocato sul nascere dai nuovi metodi di formazione. Occorre forse fare un passo indietro e permettere ai bimbi di decidere dove sbagliare. E fruire al massimo dei veri valori dello sport.
L’Ufficio stampa

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